• 23 MAR 18
    Attacchi di panico, come riconoscerli ed affrontarli. La parola al Dott.Mungo, specialista in Neurologia e Psichiatria.

    Attacchi di panico, come riconoscerli ed affrontarli. La parola al Dott.Mungo, specialista in Neurologia e Psichiatria.

    L’ansia è uno stato d’animo avvertito dal soggetto come una sensazione angosciosa di un pericolo imminente. L’ansia va distinta dalla paura, quest’ultima è infatti una reazione naturale in relazione ad un pericolo reale mentre l’ansia è una reazione a un pericolo irreale o immaginario.

    Gli attacchi di panico (detti anche crisi d’ansia) sono episodi di improvvisa ed intensa paura caratterizzati dalla comparsa, spesso inaspettata, di sintomi psicosomatici e cognitivi quali palpitazioni, sudorazione, tremori, dispnea, sensazione di sof- focamento, dolore al petto, nausea, vertigini, parestesie (for- micolii), brividi, vampate di calore o sensazione di perdere il controllo, impazzire o morire.

    Questi sintomi comuni, che la maggior parte di noi ha sperimentato in qualche momento della vita, possono essere norma- li in seguito ad un evento traumatico come un lutto, la perdita del lavoro, la fine di un amore o una malattia. Se, a distanza di tempo, essi persistono e diventano ingestibili, possono essere interpretati come la spia di una sofferenza più profonda: secondo le stime della Società Italiana di Psichiatria (Sip), circa 4 italiani su 10 soffrono di crisi d’ansia o attacchi di panico.

    In circa il 20-30% dei casi, dopo i primi attacchi di panico, compaiono preoccupazioni ipocondriache, come la paura di una grave malattia cardiaca (infarto), neurologica (ictus, tumo- ri etc.) o gastro-intestinale.

    In considerazione di tale stato emotivo il soggetto potrà chiedere più volte l’intervento di specialisti, della guardia medica o del pronto soccorso sottoponendosi continuamente ad accertamenti fisici e strumentali (elettrocardiogramma, elettroence- falogramma gastroscopia, colonscopia, esami vestibolari, TAC cranica etc.) che risulteranno negativi.

    Molto spesso gli attacchi di panico si accompagnano al timore che le crisi possano ripresentarsi ed il paziente inizia a convivere con uno stato di allerta persistente definito “ansia anticipatoria”. L’ansia anticipatoria, l’intensificarsi della frequenza delle crisi, la tendenza ad associare gli attacchi con situazioni o luoghi specifici (posti chiusi o affollati, guidare l’automobile, prendere mezzi pubblici, etc.) portano alla strutturazione di condotte di evitamento che possono condizionare significativamente le normali abitudini di vita del soggetto. I luoghi o le situazioni che i pazienti generalmente evitano sono i posti affollati (centri commerciali, concerti etc.), i luoghi chiusi (gallerie, ascensore, metropolitana etc.), gli spazi aperti, l’autostrada, i mezzi pubblici, ponti e viadotti, il viaggiare o il rimanere da soli.

    Questi disturbi, se sottovalutati, possono cronicizzarsi e aggra- varsi col passare del tempo.

    Per identificare alcune forme di Disturbo da Panico caratterizzate da condotte di evitamento che limitano le attività quotidiane ed il normale funzionamento sociale e lavorativo del soggetto affetto, viene utilizzato il suffisso fobia:

    – agorafobìa: la sensazione di paura o grave disagio che un sog- getto prova quando si trova in ampi spazi all’aperto

    – claustrofobia: paura di luoghi chiusi e ristretti come ascensori, metropolitane e di tutti quei luoghi in cui il soggetto si ritiene privo di libertà spaziale attorno a sé

    – aracnofobia: una fobia specifica, un’irrazionale paura verso i ragni

    – fobia sociale: è la paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi.

    “Purtroppo, la maggior parte di chi ne soffre tende a nascondere il disagio, non accede alle cure o lo fa in ritardo. Oggisottolinea lo specialista, il Dott. Sergio Mungoesistono trattamenti efficaci che permettono, se non di guarire completamente, di gestirli meglio”.

    Dottor Mungo, qual è il primo passo per affrontare il disturbo d’ansia?
    E quali sono gli specialisti cui fare riferimento? Quando occorre chiedere aiuto allo psicologo? Quando allo psichiatra, piuttosto che al neurologo?

     

    mungo

    “A volte i loro ruoli si sovrappongono erroneamente- chiarisce Mungo – Ciascuna di queste figure professionali ha effettuato un particolare percorso formativo ed ha competenze specifiche. Lo psicologo, non è un medico, dopo essersi laureato in psicologia, ha svolto un tirocinio ed ha sostenuto l’esame di Stato per iscriversi all’Albo professionale ed è in genere, la figura professionale meno temuta.

    Lo psichiatra e il neurologo sono medici che hanno conseguito la specializzazione nelle rispettive branche. Lo psichiatra, oltre a un sapere relazionale che deriva dalla formazione in psicoterapia, ha una competenza medica che gli permette di fare la diagnosi: per esempio, un disturbo da panico potrebbe essere anche la “spia” di problemi cardiologici o alla tiroide.

    Per curare i disturbi legati all’ansia è necessaria l’integrazione tra le diverse competenze. La prevenzione e la diagnosi precoce svolgono come al solito un ruolo fondamentale”.

    Come si cura il Disturbo da Panico?

    “Nei casi in cui gli attacchi di panico si manifestano sporadicamente, in assenza di altre problematiche psicopatologiche o di compromissione del normale funzionamento familiare, sociale e lavorativo, sarà consigliabile un intervento di supporto psicologico volto a spiegare al soggetto le caratteristiche del suo disturbo. In caso di necessità potranno essere somministrati alcuni farmaci. Sarà tuttavia necessario aver cura di osservare il soggetto nel tempo valutando l’eventualità dello comparsa di un Disturbo da Panico clinicamente conclamato”.

    Le cure farmacologiche

    Il trattamento farmacologico del Disturbo da Panico deve avere come finalità principale il blocco delle crisi d’ansia. Tale scopo è generalmente raggiunto mediante l’impiego di farmaci ad azione serotoninergica. Questi prodotti sono generalmente ben tollerati, non producono assuefazione né fenomeni di dipendenza/astinenza.

    L’utilizzazione degli ansiolitici (benzodiazepine) può essere consigliabile nelle fasi acute del disturbo con la raccomandazione di ridurli gradualmente e sospenderli nel giro di 4-6 settimane. Questi farmaci possono infatti causare problemi di assuefazione e dipendenza/astinenza connessi con il loro uso continuativo.

    La terapia cognitivo comportamentale

    È la forma di psicoterapia che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace. Si tratta di una psicoterapia breve, a cadenza solitamente settimanale, in cui paziente e terapeuta sono attivamente impegnati nella comprensione del problema e nella condivisione di obiettivi terapeutici.

    Nel corso del trattamento il soggetto portatore del disagio è aiutato a prendere consapevolezza dei circoli viziosi del panico e a liberarsene gradualmente attraverso l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.

    La terapia cognitivo-comportamentale può aiutare a modificare quegli schemi del pensiero che attivano le paure e gli attacchi di panico ed aiutare a cambiare il modo di reagire a situazioni di ansia o di paura.

    Durante le sedute terapeutiche il paziente imparerà a riconoscere quali sono i fattori che scatenano gli attacchi di panico o che possono peggiorarli come pensieri o situazioni specifiche e i modi per affrontare l’ansia ed i sintomi fisici ad essa associati.

    LE FIGURE PROFESSIONALI

    Il neurologo

    In passato si occupava anche di alcuni disturbi psichiatrici, oggi, questo specialista, si concentra sulle patologie d’organo e demanda i disturbi della personalità allo psichiatra, anche quando questi ultimi compaiono in persone che soffrono di malattie neurologiche.

    Lo psichiatra

    È uno specialista che si occupa di disturbi mentali a carico del sistema fisico dell’essere umano. lo psichiatra richiede e valuta esami medici, prescrive farmaci generici e psicofarmaci.

    Lo psicologo

    È una figura che opera su variabili specificatamente psicologiche, quali la consapevolezza di sé, l’autostima, le risorse emotive, rela- zionali o cognitive, intervenendo con tecniche e approcci diversi per migliorare la qualità di vita della persona.

    Dott. Sergio Mungo, specialista in psichiatria e scienze neurologiche in collaborazione con l’ufficio Comunicazione di Casa della Salute.

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