Covid-19 e tiroide? Risponde il dott. Malpassi

Il Covid-19 può avere effetti sulla tiroide? Risponde il Dottor Davide Malpassi, Specialista in Diabetologia e Endocrinologia di Casa della Salute 

Tra le varie domande che si susseguono sulla nostra salute e in conseguenza al Covid-19, quella sugli effetti alla Tiroide è ricorrente. La risposta arriva da Casa della Salute, il poliambulatorio specialistico presente anche nel Biellese, per la precisione a Sandigliano, capace di garantire a tutti i cittadini un servizio sanitario di alta qualità a tariffe accessibili. L’obbiettivo dell’azienda è quello di permettere a chiunque di poter ricevere le cure necessarie, tutelando il diritto alla salute di ciascun individuo e garantendo l’impiego di un personale qualificato capace di affrontare i nostri problemi. Casa della Salute ha anche a cuore che i cittadini italiani possano avere accesso a importanti informazioni sui disturbi e le malattie da cui si può essere colpiti e, a questo proposito, il dottor Malpassi è intervenuto , questa volta, per svelare quali possono essere le problematiche capaci di affliggere una ghiandola fondamentale per il nostro corpo: la tiroide.

 

Innanzitutto, che cos’è la tiroide?

“La tiroide – spiega ilo specialista in Endocrinologia e Diabetologia – è una ghiandola indispensabile per il controllo di funzioni vitali come il metabolismo, la produzione del calore, il controllo del ritmo cardiaco, la forza muscolare, lo sviluppo del sistema nervoso e altro ancora, ma non sempre funziona bene. In Italia, infatti, sono più di 6 milioni le persone affette da problemi legati a questa fondamentale ghiandola, oltre il 15% dei quali è rappresentato dalla popolazione anziana”.

 

Cosa accade quando questa ghiandola ha dei problemi?

“La funzione tiroidea – afferma Malpassi – può, sfortunatamente, subire delle variazioni causate dall’aumento delle dimensioni della ghiandola che arriva a causare difficoltà nella deglutizione, cambi del tono di voce e una sensazione di compressione al collo. Le disfunzioni si traducono in due gruppi, determinati dal tipo di problema: i sintomi possono infatti essere causati da un’azione troppo o troppo poco efficiente degli ormoni prodotti dalla tiroide. In caso di ipertiroidismo – continuano il medico – potrebbero manifestarsi disturbi come le palpitazioni, la diarrea, il nervosismo, l’insonnia ed il dimagrimento mentre, in caso di ipotiroidismo si presenteranno problematiche quali stanchezza e affaticabilità, caduta di capelli, aumento di peso e stipsi”.

 

Se non si avvertono questi disturbi è lecito evitare i controlli?

“In assenza di sintomatologia – raccomanda il dottore – la funzione tiroidea va comunque sempre indagata nel caso in cui esista una famigliarità per patologia tiroidea, ci si trovi in gravidanza (una patologia misconosciuta tiroidea può infatti portare delle gravi conseguenze al feto), si è in presenza di dislipidemia o anche in caso di un nuova diagnosi di fibrillazione atriale. Inoltre, in terza età – approfondisce Malpassi – è bene tenere sotto controllo la funzione tiroidea in quanto delle disfunzioni alla ghiandola potrebbero portare gravi problemi anche al cuore e alle ossa”.

 

In questo momento, molte persone sono preoccupate per questa epidemia. Il Covid-19 può portare problemi alla tiroide?

“È possibile – spiega il dottore – che si presenti una tiroidite subacuta causata proprio dal temuto virus in quanto alcuni casi sono già stati documentati. Una valutazione endocrinologica è utile se si è positivi al patogeno e se si presentano sintomi come il dolore al collo e febbre”.

 

Che cosa potete dirci, invece, del tumore alla tiroide?

“Innanzitutto – precisa Malpassi – la presenza di un nodulo non sempre significa che è presente un tumore. Il cancro alla tiroide è causato dall’anomalo sviluppo di alcune cellule di questa ghiandola situata alla base del collo. Nella stragrande maggioranza (70-80%) il carcinoma tiroideo più diffuso è quello papillare, frequente in pazienti giovani e caratterizzato da un basso grado di malignità. Altre tipologie sono quelle follicolari e anaplastiche. Decisamente più rara è la neoplasia di tipo midollare (4-5% dei casi) che si sviluppa a livello delle cellule C, deputate alla produzione dell’ormone calcitonina. I maggiori  fattori di rischio del tumore alla tiroide – approfondisce il medico – sono una pregressa esposizione a radiazioni, una familiarità per il gozzo e le caratteristiche ecografiche del nodulo. Una corretta prevenzione della patologia tiroidea si attua con un buon apporto iodico con la dieta grazie all’utilizzo del sale iodato”.

“È possibile affermare – conclude Malpassi – che la patologia tiroidea possa avere diversi risvolti clinici e che non sia sempre riconosciuta per la sintomatologia, a volte non proprio chiara. Questi disturbi però non devono essere sottovalutati e devono sempre essere tenuti in considerazione attraverso la valutazione della funzione tiroidea e l’ecografia”.

 

Intervista a cura di NewsBiella.it